La via della Seta tra vecchi e futuri commerci

24/03/2016

Trentadue convogli ferroviari, comi di merci hanno percorso l'antica via della seta tra Cina e Iran, risparmiando un mese rispetto alle tradizionali tratte. Questo è il futuro, post sanzioni, di Teheran e degli scambi tra Oriente e Occidente.

Sī chóu zhī lù in cinese e Râh-e Abrisham in persiano sono le parole che compongono la locuzione “via della seta”, 8mila chilometri di strade, rotte marittime, reticoli fluviali e passi montani lungo i quali si svolgevano i commerci tra l’impero di Roma e quello cinese. Carovane colme di merci, genti al seguito, schiavi, migranti, ricchi mercanti, nobili ed eserciti hanno battuto questo itinerario alla ricerca di fortuna, conquista o semplicemente libertà: da occidente a oriente, attraverso uno dei più vecchi collegamenti tra i continenti di Europa e Asia. Ciò detto, il nome di “via della seta” non è una definizione antica, giacché apparve per la prima volta nel 1877, per volontà del geografo tedesco Ferdinand von Richthofen nell’opera “Tagebücher aus China” (Diari dalla Cina), dove, nell’introduzione del volume, compare la parola Seidenstraße, ossia via della seta.

Oggi questa arteria di storia e cultura è ritornata al centro dei commerci internazionali. Nel febbraio scorso un convoglio di 32 container è partito dalla provincia cinese di Zhejiang per arrivare, dopo 14 giorni, nello scalo ferroviario di Teheran, con un risparmio di un mese rispetto alle vecchie tratte pre-embargo. L’Iran torna quindi al centro della scena economica dell’Asia, del Medio Oriente e, di riflesso, anche dell’Europa, ponendosi come vero e proprio hub per merci e, a breve, anche servizi, tra est e ovest. La fine delle sanzioni, insieme alla svolta progressista delle ultime elezioni politiche sembrano aver dato una definitiva spallata al passato del Paese degli ?yatoll?h, aprendo, al contempo, nuove opportunità anche per i partner europei, in primis l’Italia, privilegiato interlocutore del governo di Teheran. A tal proposito le autorità iraniane, per bocca del capo delle ferrovie nazionali, Mohsen Pourseyed Aqayi, hanno fatto sapere che «stiamo progettando, in un prossimo futuro, di estendere il tratto ferroviario anche in Europa così da incrementare il volume delle entrate commerciali in Iran». Il passaggio di merci diverrebbe una leva fondamentale per la crescita dell’Iran, voglioso di una riscossa non solo politica ma anche economica che passerebbe proprio dall’accordo Iran-Cina, grazie alla circolazione, per ora, di un convoglio al mese. Le relazioni tra i due Paesi infatti non mai state così floride; a gennaio il presidente iraniano Hassan Rohani e l’omologo cinese Xi Jinping, hanno posto le basi per accordi economici del valore di 600 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni. Il tutto si è risolto durante una visita di Xi Jinping in Iran, la prima da parte di un presidente cinese da 14 anni a questa parte, proprio qualche giorno dopo la stipulazione dell’accordo sul nucleare, atto che ha messo fine alle sanzioni internazionali contro Teheran. 

Quanto le imprese italiane potranno usufruire di tale tratta? Non è facile dirlo, ma la possibilità di ridurre i tempi di percorrenza tra Oriente e Occidente e vedere un interscambio sul doppio binario di due nazioni dai mercati floridi come Iran e Cina potrebbe “ingolosire” moltissime aziende tricolori, soprattutto nell’ottica di joint venture con realtà locali. Non ci resta quindi che aspettare e osservare come gli attori economici, grandi o piccoli che siano, si muoveranno lungo questo nuovo e antico itinerario commerciale.